Biennale di Venezia e Fondazione Cariplo per una giornata dedicata al Patrimonio Culturale e alle Aree Interne

Buone pratiche per i Borghi, Fondazione Cariplo: un patrimonio da preservare e riattivare

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Patrimonio Culturale e Aree Interne, questi i temi centrali dell’incontro Borghi, un patrimonio da preservare e riattivare organizzato da Fondazione Cariplo negli spazi di InParadiso Art Gallery, all’interno degli eventi previsti dal progetto Borghi of Italy – #NO(F)EARTHQUAKE, promosso dal Concilio Europeo dell’Arte ed evento collaterale della 16. Esposizione Internazionale di Architettura La Biennale di Venezia.

La coincidenza tra l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale e l’edizione della Biennale che affronta anche il tema delle Aree Interne in Italia all’interno del Padiglione Italia rappresentano un’occasione unica per portare, in ambito internazionale, la competenza di Fondazione Cariplo in entrambi i contesti di azione.

Fondazione Cariplo ha condiviso la propria visione per la cura, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale che in Lombardia ha portato alla rigenerazione di importanti aree con interventi su oltre 400 beni storici e un investimento di 90 milioni di euro. La seconda parte dell’incontro è stata dedicata all’esplorazione del programma AttivAree, finalizzato alla riattivazione delle Aree Interne con finanziamenti per 10 milioni di euro destinati ad interventi mirati alla rinascita dell’Oltrepò Pavese e dell’alta montagna Bresciana.

L’INCONTRO

“Borghi, un patrimonio da preservare e riattivare” intende offrire così un contributo concreto al tema della “resilienza”: non solo la messa in sicurezza ed eventuale ricostruzione dei luoghi, ma anche il rilancio di tutte le attività locali con risultati tangibili nei borghi lombardi di Sabbioneta, Lovere, Bienno, Lavenone e Rebecco.

Questi luoghi testimoniano come l’agire di Fondazione Cariplo sia stato fortemente guidato dalla volontà di intraprendere percorsi mirati ad evitare il progressivo spopolamento e abbandono di territori dove l’incuria, altrimenti, avrebbe portato a un significativo depauperamento di un patrimonio che, se ben gestito, rappresenta un’opportunità culturale, sociale ed economica.

ARTE E CULTURA E AREE INTERNE

Le due linee di attività della Fondazione Cariplo, Arte e Cultura e il Progetto Intersettoriale dedicato alle Aree Interne AttivAree, hanno trovato un fronte di azione comune sul tema dei borghi e della messa in sicurezza, questione prioritaria dopo gli eventi sismici che hanno colpito il nostro paese negli ultimi anni.

ARTE E CULTURA

A fronte dell’esperienza maturata all’interno dell’area Arte e Cultura in oltre 10 anni di attività con il progetto Distretti Culturali – Fondazione Cariplo ha dato vita a 6 distretti culturali in Lombardia con un investimento di 84,6 milioni di euro – il ruolo della Fondazione si è concentrato sulla cura e la buona gestione del patrimonio anche grazie il coinvolgimento delle comunità inteso innanzitutto come diffusione della consapevolezza del valore rappresentato dal patrimonio culturale, promuovendo la costituzione di reti e stimolando gli enti a proporre servizi culturali in una logica integrata. (Elisabetta Rivolta e Lorenza Gazzerro, Arte e Cultura Fondazione Cariplo).

Regione Lombardia da tempo lavora sulla progettazione integrata e per questo ha inserito tra i nuovi strumenti previsti dalla legge i Piani Integrati della Cultura che costituiscono uno strumento per attivare le potenzialità e le risorse economiche e sociali dei territori in un’ottica di valorizzazione, favorendo anche la messa a sistema di finanziamenti pubblici e privati attraverso progetti strategici pluriennali. La sfida è quella di una valorizzazione strategica e di una gestione innovativa e sostenibile nel tempo del patrimonio culturale. (Giuseppe Costa, Direzione generale Autonomia e Cultura, Regione Lombardia)

Alla luce di queste esperienze il tema della resilienza – intesa come capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento – diventa quanto mai attuale. Tale concetto, nella sua applicazione ai centri storici, trova una importante declinazione che comporta la necessità di mettere in campo diverse competenze, necessarie a garantire i requisiti del rispetto del nostro patrimonio storico, fino agli aspetti sociali. “Un centro storico, in termini di costruito e di persone che lo abitano, è resiliente quando è in grado di affrontare i rischi, cogliendo opportunità anche nelle situazioni negative. In pratica, sa evolversi uscendo positivamente da situazioni di crisi in quanto è capace di gestire il cambiamento”. (Anna Saetta, Università IUAV di Venezia.)

E’ fondamentale, quindi, che si instauri un dialogo tra la progettazione degli interventi di manutenzione di un bene/borgo e la normativa di settore. In questo scenario il ruolo delle istituzioni e dei professionisti e, in generale, dei cittadini quali difensori del loro territorio, deve essere supportato dalla capacità di condivisione degli obiettivi per restituire l’integrità materiale e l’efficienza funzionale di un bene affinché possa testimoniare e trasmettere valori culturali. (Gabriele Nannetti, Soprintendenza Firenze)

Messa in sicurezza anche dall’ignoranza e dall’abbandono, superando la dicotomia tra il patrimonio costruito “antico” e quello “moderno”. Tra i due sistemi vi è una differenza profonda, che ha cambiato radicalmente la “sostanza” del costruito. Esito di tale “contaminazione” dell’edilizia tradizionale è stato l’indebolimento sostanziale delle sue capacità di resistere ad eventi traumatici come i terremoti. (Marco Pretelli, Università di Bologna).

Costruire in sicurezza, ma anche valorizzare. È dimostrato che attraverso la promozione della bellezza si favoriscono lo sviluppo locale socio-economico e culturale e si contrasta lo spopolamento. Le buone pratiche delle amministrazioni locali e degli abitanti dei nostri piccoli centri di eccellenza hanno innescato un circuito virtuoso tra la tutela, la valorizzazione del patrimonio storico-artistico-paesaggistico e le attività legate al turismo e all’enogastronomia. Al centro di questa attività, i residenti che a loro volta diventano promotori della bellezza dei luoghi in cui abitano. Altra priorità nazionale è la necessità di investire per la tutela e la salvaguardia dei territori e del patrimonio soggetti a pericolo sismico e dissesto idrogeologico, passando dalle politiche dell’emergenza ad un programma pluridecennale di interventi di prevenzione adottando misure concrete per la tutela del patrimonio culturale materiale e immateriale dei comuni. (Fiorello Primi, Borghi più belli d’Italia)

IL CASO DI SABBIONETA

“Recuperare e Conservare” lo straordinario patrimonio di immobili storici che costituiscono la preziosa eredità della nostra storia, sottraendoli al progressivo e naturale degrado del tempo, rende Sabbioneta un modello virtuoso tra gli interventi di gestione del rischio, in continuo antagonismo tra l’inestimabile valore dei suoi beni e l’insufficienza dei fondi e dei mezzi di cui dispone un piccolo comune immerso in un paesaggio prevalentemente rurale. (Paolo Torregiani, Raffaella Argenti, Comune di Sabbioneta)

IL CASO DI LOVERE

Il primo passo realizzato dall’amministrazione comunale verso un recupero ragionato e consapevole, è stato l’accreditamento del borgo nel circuito de “I borghi più belli d’Italia” nel 2010. In seguito è stata istituita un’agenzia locale dedicata a promuovere, recuperare e valorizzare il borgo medievale in sinergia con la cittadinanza ed altri operatori presenti sul territorio, sia pubblici che privati. (Francesca Chierici, Comune di Lovere)

IL CASO DI BIENNO

Gli interventi operati in Valle Camonica hanno permesso di rafforzare ed aprire le reti locali, di immettere in esse contenuti più innovativi, in grado di operare trasformazioni significative del contesto culturale e sociale, aprendo nuove visioni, nuove opportunità e prospettive di sviluppo per quella che ora viene chiamata da tutti “la Valle dei Segni”. Ora il percorso di restart ha l’obiettivo di coinvolgere, in un progetto socialmente condiviso, importanti settori dell’economia privata e tradizionale, chiudendo il ciclo di una sperimentazione che ha cambiato il territorio. (Sergio Cotti Piccinelli, Giorgio Azzoni,Distretto Culturale di Valle Camonica)

ATTIVAREE

Dalle esperienze derivanti dai progetti dei Distretti culturali attivati dal Settore Arte e Cultura di Fondazione Cariplo si passa poi ad un programma intersettoriale, ATTIVAREE – dedicato alle aree interne.

Attraverso il programma AttivAree, Fondazione Cariplo ha scelto di dare il proprio contributo rispetto al tema delle aree interne, con uno stanziamento complessivo di 10 milioni di euro e una strategia di intervento di medio periodo. L’anno scorso ha dato avvio a progetti triennali in due territori lombardi: Oltrepò pavese e le valli bresciane Trompia e Sabbia. Obiettivo ambizioso del programma AttivAree è quello di innescare un processo di cambiamento in queste aree interne – Appennino e Prealpi – invertendo la tendenza allo spopolamento, impoverimento e al rischio di isolamento. (Viviana Bassan, FondazioneCariplo)

L’Appennino, come molte delle aree che sono rimaste ai margini della modernità, oggi ha un nuovo appuntamento con la storia. Se la sfida della nostra contemporaneità è la sostenibilità; se mutano gli orientamenti etici e culturali; se cambia il nostro stile di vita a favore di una maggiore responsabilità; se l’universo digitale restituisce prossimità, accessibilità a territori che la modernità ha reso remoti e marginali, allora l’Appennino ha tutte le risorse, per rispondere a questa domanda di cambiamento, per interpretarla e rappresentarla. (Fabio Renzi, Fondazione Symbola)

In questo contesto si inserisce l’operato SNAI: sono state messe in campo diverse strategie per riattivare socialmente il patrimonio abitativo e i beni culturali delle aree interne. La Snai ha come missione precipua quella di cercare di invertire la tendenza allo spopolamento e all’abbandono, non solo con interventi di ripristino materiale, ma anche con attività finalizzate alla crescita del valore d’uso dei borghi delle aree interne. (Filippo Tantillo, Coordinatore scientifico del team di supporto al Comitato Tecnico Aree Interne)

Questo dimostra come AttivAree rappresenti un laboratorio sulle aree interne, partendo da due interventi concreti: “Oltrepò(Bio)diverso” e “Valli resilienti”. Le aree interne possono rappresentare un prezioso laboratorio per ripensare le politiche culturali intorno al patrimonio. È proprio in territori come questi che è dato esplorare questioni fondamentali, quali ad esempio l’importanza di riconoscere il patrimonio non tanto come “oggetto”, quanto come “processo” collettivo. Ripensare il patrimonio non più come un sistema “chiuso”, una eredità da tutelare e tramandare alle generazioni future, ma come un insieme in divenire di beni da ricollocare in uno spazio sociale di scambio, operando uno slittamento progressivo da una pratica di “conservazione” a una di “salvaguardia”, capace di garantire le condizioni vitali affinché il patrimonio possa continuare a essere (ri)creato e ricostruito nei significati, oltre che conservato e trasmesso. (Simona Bodo, AttivAree, Fondazione Cariplo)

IL CASO DI LAVENONE

Nell’ambito del progetto gioca un ruolo fondamentale il rilancio del Borgo di Lavenone che, con i suoi 555 abitanti, diventa il luogo nel quale sperimentare proposte di turismo sostenibile. Al centro del processo la valorizzazione delle ricchezze del territorio, dai prodotti tipici ai luoghi turistici più suggestivi, così come nella diffusione di una cultura dell’accoglienza offrendo itinerari dedicati a soggetti con “bisogni specifici” e la fruizione di opportunità di inclusione sociale per persone in situazione di svantaggio. Un’architettura di relazioni che consente la costruzione di una rete di servizi e di soggetti che lavorano integrati seguendo i modelli tipici delle piattaforme collaborative. (Alessandra Bruscolini , Claudia Pedercini)

IL CASI DI REBECCO

Il progetto prevede la riattivazione di un complesso rurale, recuperando in chiave conservativa i fabbricati oggi in stato di abbandono e parzialmente crollati. Il sito così riabilitato è destinato a diventare un Centro di Valorizzazione e Sviluppo della Cultura Rurale del Territorio attraverso la gestione da parte di un soggetto che avrà come compito primario quello di creare un centro di accoglienza e interpretazione del territorio che rimanderà a tutti i punti attivati nell’area interna e già presenti nell’offerta museale ed ecomuseale.

 

Articolo di AgCult

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