Punti di Vista - Selezionati dal Tempo di Anna Rizzo

campo etnografico
Anna Rizzo - Campo Etnografico

La conoscenza del mondo che ci circonda, pone dei presupposti di continuità con il passato.

La qualità della vita nelle aree montane, ha il vantaggio competitivo di non essere delocalizzabile e di essere connessa al suo valore ecologico e ambientale.

Una comunità che riconosce le proprie risorse, promuovendo occasioni di riflessione, che interviene nel recupero degli spazi in disuso, favorisce possibili esperienze di sviluppo endogeno. Non è un procedimento semplice, soprattutto quando le modalità d’interazione e di costruzione di significato, rispetto a uno spazio da riusare, vanno mediate con generazioni distanti, con cui non si condivide un linguaggio.

Lo scarto generazionale rende il confronto difficile. Il processo di riuso di uno spazio e la possibile destinazione d’uso, è un vero e proprio momento creativo, ogni processo trova la sua forza nella singolarità del progetto. Che in momenti di transizione, di ripensamento sulle nuove modalità dell’abitare o sulle scelte lavorative e insediative, è un aspetto centrale per riorganizzare un piccolo centro.

Giovani imprenditori, che investono nelle aree montane o rurali, danno valore e riconoscibilità al territorio, attraverso il recupero di fabbricati dismessi, case non più abitate o riattivando produzioni locali. La scelta logistica di collocare la propria vita produttiva, in aree vulnerabili, si scontra spesso con un sistema locale chiuso, che si configura dubbioso e diffidente.

Aree lavorative dismesse che diventano delle interfacce attraverso cui imparare qualcosa di concreto dall’esperienza di chi lo ha abitato, è uno dei passaggi imprescindibili. Elementi narrativi di altissima cultura e in continuità con la storia, sono i luoghi della socialità, degli scambi economici, delle aree di produzione di cibo e di conservazione dei prodotti. Architetture che andrebbero raccontate e recuperate, non secondo un sistema di commemorazione di un mondo povero e sommerso, ma attraverso gli elementi distintivi dei centri minori. Spazi in disuso, che hanno perso la loro destinazione originaria, in seguito ad una trasformazione economica, e che rimangono ambienti immersivi, come i forni pubblici, i lavatoi, le aie, i depositi. La costruzione di senso, è il passaggio di testimone da una generazione all’altra, portano avanti un racconto collettivo, che va interpretato per essere riusato.

La riapertura anche simbolica dei luoghi dismessi, non del tutto erosi dal tempi, ci permette di imparare attraverso una esegèsi degli spazi, e ci da la possibilità, quando è possibile, di riattivare attraverso nuove modalità, una socialità che ha la funzione unificante di creazione di nuovi legami.

Molti dei paesi in spopolamento, difficilmente troveranno nel breve periodo nuovi abitanti. Per chiari motivi lavorativi, logistici ed economici. In diverse aree d’Italia, sono diversi gli interventi che nascono per recuperare, in collaborazione con gli ultimi residenti, il sostrato di conoscenze e di saperi che hanno reso fruibili certi spazi. Un sistema di responsabilità, sulle pratiche in disuso, che ci offre l’occasione per poter pensare e meditare sulle ipotesi di ritorno. Assegnare strutture a giovani imprenditori o destinarli a progetti abitativi, potrebbero svolgere oltre che una funzione di ripopolamento, anche una funzione conservativa per arginare il deterioramento delle strutture ed evitare la rinaturalizzazione dei contesti.

Non è una corsa contro la rimozione delle pratiche, ma un modo locale, per considerare il rapporto ecologico reti produttive, per intercettare le modalità specifiche, che una comunità ha selezionato per resistere in contesti via via più deboli.

Le simbologie che permangono nei luoghi condivisi, un tempo adibiti a spazi lavorativi, mantengono degli elementi narrativi, noti alla collettività, assolvendo inoltre, alla loro funzione civile.

 

 

Anna Rizzo è un'altropologa che si occupa di aree interne, ne scrive moltissimo nel suo spazio in Medium e nella community Spopolamento delle zone interne dell'Italia e Sinergie Locali . Nel nostro blog abbiamo ospitato un suo contributo dedicato al riuso degli spazi, tema affrontato anche dal Programma AttivAree attraverso specifiche azioni messe in campo nei territori dell'Oltrepò Pavese e dell'alta montagna bresciana nelle valli Trompia e Sabbia.

 

 

 

 

Le azioni dei progetti territoriali del Programma AttivAree:

 

Progetto AttivAree Oltrepò(Bio)diverso

 

Progetto AttivAree Valli Resilienti