Il Punto di Vista - Franco Arminio

Franco Arminio
 

 

 

Poeta, scrittore, regista italiano, e “paesologo” ecco Franco Arminio promotore della paesologia “la scienza che studia i paesi, partendo dall’idea che ogni paese è diverso dall’altro”.

 

Come paesologo collabora con diverse testate giornalistiche ed è molto attivo in rete per la difesa e valorizzazione dei piccoli paesi. Attualmente è il referente tecnico del Progetto Pilota della Montagna Materana nell’ambito della Strategia Nazionale per le Aree Interne. Ha ideato e porta avanti La casa della paesologia a Trevico e il festival “La luna e i calanchi” ad Aliano in Basilicata.

 

Con Programma AttivAree di Fondazione Cariplo, mirato alla rinascita dell'Oltrepò Pavese e dell'alta montagna bresciana nelle valli Trompia e Sabbia, lo abbiamo incontrato per raccogliere il suo “punto di vista” sul tema delle aree interne.

 

Franco ci racconti la "tua" Italia delle aree interne?

Ci sono tante Italie e tante Italie interne. La mia ha il suo cuore nel tratto di Appennino che va dal Pollino alla Maiella. In generale mi emozionano di più i paesi più piccoli, quelli un poco sperduti, quelli che sembrano abbandonati. Mi piacciono i paesi dove non va nessuno. Quando ci arrivi è come se il paese ti stesse aspettando. Sono luoghi che mi sembrano abbiano un che di sacro. E questo specialmente se ci vai solo e nelle giornate qualsiasi. Il paese abbigliato a festa è un’altra cosa. Per esempio la percezione dei paesi appenninici ad Agosto è completamente diversa dagli altri periodi dell’anno.

 

 

Interventi pubblici, privati e ora anche una legge ad hoc, ma cosa serve ancora secondo te per ripopolare queste luoghi?

La legge non mi pare dia un grande contributo. Nutro qualche speranza in più nella Strategia Nazionale delle aree interne. Spero che il prossimo governo si decida a spingerla come merita. È chiaro che ripopolare i luoghi non è facile se resta in piedi il meccanismo economico e culturale che porta allo spopolamento. L’Europa, i singoli stati e le regioni in realtà fanno pochissimo per i luoghi marginali. D’altra parte sono convinto che è una situazione destinata a mutare. C’è in giro una diffusa consapevolezza che servano politiche per i luoghi, oltre a quelle orientate solo al reddito delle persone. Insomma, chi si occupa di Italia interna è nel giusto e non lo sa. C’è una forza in questo orientamento che va oltre le contingenze ancora deludenti.

 

Il rapporto Italiani nel Mondo 2017 di Migrantes, conferma una tendenza nota nel nostro Paese: gli italiani, come i loro nonni, hanno ricominciato a emigrare, in cerca di opportunità' di lavoro e di vita. Nel 2016 e' partito il 15,4% in in più rispetto all'anno precedente. Quasi cinquantamila giovani, tra i 18 e 34 anni. E la Lombardia, con quasi 23.000 partenze, si conferma la prima regione per uscite. Possiamo pensare alla riscoperta e valorizzazione delle aree interne come ad un'opportunità anche per loro? Perché ? Da dove iniziare ?

Favorire l’emigrazione giovanile dalle città alle aree interne sarebbe davvero un bel progetto politico. Purtroppo nessuno lo ha perseguito. Si danno gli aiuti alle imprese, ma le imprese stanno nelle città o nelle pianure. Bisogna incentivare i giovani colti, metterli in relazione con gli agricoltori delle aree interne. Io dico che il binomio vincente è questo: computer e pero selvatico.

 

 

Le aree interne possono offrire in abbondanza cosa ? E cosa invece di sicuro non c'e'?

Le aree interne offrono spazio, offrono terra e silenzio e luce. Offrono paesaggi sfuggiti alla modernità incivile. E poi offrono alberi, erbe, animali: offrono più futuro di quello che sembra. Quello che manca di sicuro è la fiducia. C’è un senso di avvilimento. E questo spesso accade anche per la lentezza con cui avvengono le cose. Le cose nei paesi prima di farsi hanno un’incubazione troppo lenta.

 

 

Raccontata a un bambino, per parlare all'uomo di domani, in che modo trasmetterla o tramandarla, questa Italia marginale?

È l’Italia più bella perché non è tutta piena di cemento. È un’Italia in cui è ancora facile avere un rapporto con la natura.

 

 

Progetti in cantiere?

Dovrei proprio fare un libro che racconti l’Italia o le Italie. In questi anni ne ho viste tante.

 

 

Dove possiamo continuare a seguirti?

 

Io sono molto attivo nella Rete, proprio in questi giorni ho pubblicato un pezzo sull’Appennino.

 

 

 

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