Pietra de' Giorgi

Focus sugli interventi - Rigenerare spazi, costruire luoghi

Da spazi vuoti a luoghi di nuove opportunità prefigurava Giovanni Campagnoli nel suo Riusiamo l’Italia (2014). Da spazi a luoghi | Proposte per una nuova ecologia dello sviluppo ha rilanciato AICCON nelle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile (2016). L’Italia che non si butta via | Riusare, riconvertire ricucire è la copertina-manifesto del numero di ottobre scorso della rivista Vita.

La questione della rigenerazione di spazi pubblici e privati per farne luoghi di fruizione e di produzione sociale, culturale, ricreativa, artigianale, intellettuale, educativa, comunitaria è al centro di attenzione e di dibattito. Avanzi e Make a Cube³ hanno dedicato al tema un prezioso vademecum (Immobili pubblici: strategie di rigenerazione a fini sociali, 2017) che focalizza la “piccola rivoluzione in corso”, delinea i nodi, le questioni aperte, i possibili strumenti di governo e propone un catalogo delle esperienze avviate.

Il tema è affiorato a più riprese anche il 21 novembre 2017, negli spazi di Avanzi – Barra A, nell’ambito del seminario Gli spazi del possibile: periferie urbane e aree interne, che ha messo a confronto e in dialogo decisori, policy maker, attivisti e abilitatori delle periferie e delle aree marginali.

Le esperienze di innovazione sociale – nelle città e nelle aree interne - si moltiplicano lungo tutta la penisola: collaborazioni non convenzionali generano risposte a problemi inediti; incontri inaspettati attivano partnership promettenti; idee brillanti si sviluppano in start-up e imprese sociali; spazi abbandonati e immobili pubblici si trasformano in hub di comunità; intuizioni originali danno vita a percorsi professionali insoliti. Modelli e pratiche prendono forma e si sviluppano in contesti diversi, coinvolgendo organizzazioni nonprofit e imprese, enti locali e cittadini, agenzie di sviluppo e attivisti.

 

 

Esperienze

 

Anche in Oltrepò pavese, area interna in provincia di Pavia, sostenuta dal programma AttivAree di Fondazione Cariplo, che ha qui cofinanziato il progetto Oltrepò(Bio)diverso, questo processo di rigenerazione di spazi e di costruzione di luoghi è in corso.

 

A Serra del Monte (frazione del borgo di Cecima, 250 abitanti) il vecchio edificio scolastico, sorto negli anni Sessanta del baby boom italiano e ormai inutilizzato, verrà ristrutturato e riconvertito in Scuola di astronomia. La struttura, collocata sul crinale panoramico che separa la Valle Staffora (in Lombardia) dalla Val Curone (in Piemonte) è poco distante dal Planetario e Osservatorio astronomico di Ca’ del Monte, attivo dal 2008, gestito dall’Associazione Astrofili Thetis e dalla Cooperativa Teti, che conta oltre cinquemila visitatori l’anno. La nuova Scuola di astronomia (dotata di laboratori didattici e di strumentazione per il governo a distanza del telescopio maggiore dell’Osservatorio) arricchirà il sistema di offerta di Ca’ del Monte, consentendo di sviluppare un programma orientato in particolare al turismo esperienziale e scolastico, da declinare in visite didattiche, attività per famiglie, formazione avanzata per docenti, esperienze di alternanza scuola-lavoro, tirocini formativi (anche universitari), corsi di astronomia (anche residenziali).

La gestione dell’immobile chiama in causa un partenariato pubblico-privato che ha come protagonisti il Comune di Cecima, in qualità di proprietario e regista delle politiche di sviluppo, e la cooperativa Teti, che gestirà la Scuola coordinandosi con l’Associazione Astrofili Thetis e collaborando con l’Associazione Adara, attiva a Brallo di Pregola, un altro Comune dell’area. Il progetto non guarda solo alla volta celeste: sono infatti previsti il recupero di un vecchio sentiero, che collegherà la Scuola all’Osservatorio, nonché l’allestimento di percorsi didattici all’aperto, che consentiranno ai visitatori di affiancare all’osservazione del cielo quella del paesaggio tra Lombardia e Piemonte.

 

 

In località Castagnara, a Pietra de’ Giorgi (850 abitanti distribuiti in numerosissime frazioni, nella valle del torrente Scuropasso) l’ex asilo parrocchiale risalente agli anni Sessanta, più recentemente adibito a oratorio e oggi dismesso, sarà rifunzionalizzato per ospitare temporaneamente le famiglie di bambini in cura presso l’Unità di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia (più di mille utenti ogni anno, provenienti da tutta Italia). Il progetto di ristrutturazione prevede la realizzazione di sei appartamenti, di un’area comune ricreativa, di un ambulatorio e di un piccolo ufficio per la gestione della struttura. Il piano di lavoro si completa con una serie di interventi destinati a valorizzare gli esterni dell’edificio, collocato su una terrazza naturale affacciata sulla pianura padana, a pochi passi dal complesso architettonico costituito dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta di Castagnara e dall’Oratorio dell’Addolorata: la riqualificazione del piccolo giardino pubblico con giochi adatti anche ai giovani ospiti della struttura e la sistemazione del piccolo campo da calcio, che potrà essere utilizzato per lo svolgimento di feste ed eventi.

Anche in questo caso l’iniziativa poggia su una robusta collaborazione pubblico-privato: la Parrocchia di Castagnara ha concesso l’uso dell’immobile al Comune, che si farà carico della ristrutturazione e che affiderà la gestione all’Associazione Genitori e Amici di bambini Leucemici (AGAL), con cui l’intervento è stato di fatto condiviso e co-progettato sin dall’origine dell’idea progettuale. La recente costituzione di un Circolo Auser, nato anch’esso nell’ambito del programma AttivAree, consentirà di mettere a punto - a vantaggio degli ospiti della struttura - un essenziale servizio di trasporto verso Pavia.

 

A Valverde (centro abitato a cavallo tra le valli del Tidone e del Nizza, 300 abitanti), una struttura comunale polifunzionale di recente costruzione ospiterà un centro per la promozione della biodiversità. Il contesto si presta: nel 2000 il Comune ha istituito un PLIS (Parco locale di interesse sovracomunale) per potenziare il valore paesistico elevato della zona. Nell’area, già naturalmente caratterizzata dalle presenza di un gran numero di lepidotteri diurni (in Oltrepò pavese ne sono state censite 122 specie), è stato creato (2004) il Giardino delle Farfalle: qui, grazie alla messa a dimora di piante nutrici dei bruchi e piante nettarine o aromatiche che attirano questi insetti, è particolarmente gradevole e semplice l’attività di butterflywatching. Inoltre, il parco è attrezzato con una rete di sentieri segnati, che consentono una fruizione semplice anche a scolaresche ed escursionisti meno esperti. Sul territorio comunale è anche presente un Ostello della gioventù, recentemente ristrutturato, che offre possibilità di pernottamento a classi, comitive, famiglie. La struttura polifunzionale, che insieme a Parco, Giardino e Ostello, completa il sistema locale di accoglienza, si sta configurando come base per lo sviluppo, nell’area, di un turismo informato e qualificato, basato su studenti, ricercatori, escursionisti, naturalisti, camperisti, viaggiatori a piedi e in bicicletta, ma anche su famiglie e su amanti dell’attività sportiva all’aria aperta. Con la creazione del centro di promozione della biodiversità la struttura polifunzionale - già dotata di spazi ricreativi, campo da calcio, superfici verdi e di un’area camper in corso di sistemazione - consentirà lo svolgimento di workshop, seminari e corsi sul tema della diversità biologica, nonché di laboratori didattici connessi alla visita del Parco e alla pratica del butterflywatching.

Per il coordinamento dell’intero sistema di accoglienza si prefigura una collaborazione sinergica tra Comune, Parrocchia (proprietaria dell’Ostello), associazionismo del territorio (in particolare Iolas, associazione pavese per lo studio e la conservazione delle farfalle) e un soggetto privato da coinvolgere nella gestione della struttura polifunzionale.

 

A Golferenzo (piccolo paese di 200 abitanti, in Val Versa) un vecchio edificio privato, in comodato d’uso al Comune, sarà riconvertito in community hub con più funzioni: struttura al servizio della comunità locale della valle, vetrina di promozione delle produzioni d’Oltrepò, porta d’accesso al territorio e punto di ristoro per visitatori e turisti. Il borgo medievale, caratterizzato da un patrimonio edilizio di qualità oggetto di recente recupero e valorizzazione e collocato in posizione panoramica su un colle che domina la valle, ospita con successo, dal 2010, la manifestazione Convivium, una gara culinaria che chiama a raccolta gli chef di alcuni dei migliori ristoranti dell’area, oltre ad altre iniziative legate alla promozione del vino e dell’Oltrepò. Intorno al progetto di riconversione da stabile in disuso a centro di comunità, il Comune e i suoi alleati (l’associazione di aziende agricole Golferenzo SaXbere e l’associazione di promozione sociale ChiCercaCrea) stanno coinvolgendo imprenditori, produttori locali, scuole e altre associazioni: il community hub sarà infatti propulsore di iniziative già avviate, fucina di nuovi progetti, connettore di eventi e attività diversamente localizzate sul territorio. Sono in cantiere l’estensione di Convivium (che da puntuale manifestazione estiva diventerà rassegna, con degustazioni, corsi di cucina, aperitivi e altre iniziative distribuite lungo tutto il corso dell’anno); la messa in funzione di uno spazio per l’esposizione e la degustazione di prodotti locali (vini, mieli, formaggi, salumi, prodotti da forno); l’organizzazione di iniziative ricreative, culturali e sociali, (corsi di formazione, laboratori creativi e culturali per bambini e famiglie, camminate didattiche per le scuole, spettacoli, letture animate, presentazioni di libri, serate a tema, mostre fotografiche, allestimenti artistici); la connessione del community hub con Confluenze Festival, che dal 2015 promuove un’economia di relazioni e di condivisione tra la Val Tidone e le aree oltrepadane limitrofe.

 

 

Piste di lavoro

 

Il confronto tra le quattro esperienze descritte (e tra queste e le questioni cruciali presenti nel dibattito tra gli addetti ai lavori) consente di circoscrivere alcuni filoni di apprendimento: piste che costituiscono un possibile terreno di lavoro per gli attori dello sviluppo.

 

Partenariati. Le rigenerazioni di spazi e le costruzioni di luoghi sono condotte da partenariati pubblico-privati con protagonisti piccoli comuni, associazioni di promozione territoriale, sociale, turistica e culturale, imprese sociali, imprese locali. Si tratta di collaborazioni cross-sector sia relativamente alle diverse forme giuridiche coinvolte, sia con riferimento ai settori chiamati in causa. In alcuni casi abbiamo a che fare con alleanze forti e consapevoli, già rodate in precedenti progetti comuni. In altri con coalizioni in costruzione, che prendono forma e si rafforzano contestualmente al processo di crescita del progetto; in questi frangenti, partnership e progetto nascono e crescono insieme, e a maggior ragione hanno bisogno di cura, di approccio processuale, di sperimentazione, di prezioso tempo dedicato alle condivisione di obiettivi, attività, accordi.

 

Stakeholder. Per avere successo i progetti assumono un approccio multi-stakeholder. Il nocciolo duro degli attori associati nel partenariato deve essere capace di coinvolgere portatori di interessi interni al territorio (commercianti, produttori, agricoltori, viticultori, artigiani, guide ambientali e turistiche, ristoratori, promotori locali, operatori culturali, piccoli musei, scuole…) e di rivolgersi a interlocutori esterni (visitatori, turisti, camminatori, ciclisti, ricercatori, studenti, docenti…). Per i partenariati che gestiscono le trasformazioni in corso, la sfida è proprio quella di valorizzare le peculiarità e le alleanze locali portandole al confronto e alla collaborazione con reti e attori sovralocali, adottando un approccio bottom-up ma evitando autoreferenzialità e vocazioni all’autosufficienza.

 

Multifunzionalità. Dai processi di rigenerazione nascono spazi multifunzionali: sono luoghi di ritrovo e contestualmente di produzione culturale; sono punti di accoglienza turistica e contemporaneamente di promozione delle produzioni locali; sono imprese e insieme hub di comunità; sono centri di ospitalità e di educazione. Favoriscono l’intreccio virtuoso tra i settori della cultura, del commercio, del turismo, del welfare, dell’occupazione, della rigenerazione, della cura dei beni comuni, della promozione del paesaggio. La miscela tra questi componenti deve tuttavia trovare - in ogni luogo - un punto di equilibrio, che definisca la sua vocazione specifica: il suo carattere distintivo. Nella consapevolezza che non funzionano spazi-contenitore di una serie di attività e funzioni semplicemente giustapposte, ma che occorre individuare la ricetta nella quale i diversi ingredienti si valorizzano vicendevolmente e costruiscono una catena del valore sociale ed economico coerente e sostenibile.

 

Sostenibilità. Tra le questioni più delicate emerge quella della sostenibilità dei costi di gestione dei luoghi rigenerati. Un approccio esclusivamente imprenditoriale, che mira alla costruzione di un punto di equilibrio economico in tempi rapidi e a ritorni minimamente significativi, sarebbe riduttivo e non è quello adottato dalle esperienze in corso: il metodo è piuttosto di tipo sperimentale e processuale, basato su tentavi, correzioni, aggiustamenti, costruzione progressiva del quid del luogo, della miscela di ingredienti che lo trasformano in impresa (sociale) sostenibile; la sfida è trovare un equilibrio tra la sostenibilità economica e la ricaduta in termini di produzione di valore per la comunità e il territorio. Ma d’altra parte è importante e forse decisivo prendere atto da subito che soltanto la natura anche imprenditoriale del piano di gestione può dare gambe all’iniziativa, e che – al di là della forma giuridica scelta e degli accordi partenariali definiti – il progetto non può che basarsi su un gruppo di persone che individuano in esso un sfida anche professionale.

 

Gestione. Un’altra questione centrale è quella relativa alla definizione di un modello di gestione credibile ed efficace. Siamo nell’ambito di un filone promettente di sperimentazione, quello del partenariato pubblico-privato, che tuttavia richiede sforzi di innovazione amministrativa e assunzione di responsabilità. Certamente, qui è richiesto ai protagonisti, in particolare agli enti locali, la capacità di superare la logica del “non si può fare perché non lo abbiamo mai fatto”. Sembrano necessari interventi di orientamento e formazione all’uso intelligente degli strumenti legislativi disponibili; sono raccomandabili occasioni per la condivisione di buone pratiche e percorsi di capacity building.

 

Processo. Come già detto, si tratta di percorsi a carattere fortemente processuale, caratterizzati da indeterminazione, apprendimento continuo, lavoro sul potenziale. Ilda Curti raccomanda di adottare il metodo della “flessibilità rigorosa”: è necessario pianificare, ma nella consapevolezza che sarà altrettanto fondamentale programmare e ri-programmare in modo ricorsivo e che sarà importante sostenere e valorizzare le modifiche emerse dai processi. La focalizzazione va posta sulle pratiche, sulla costruzione del consenso e sul sostengo all’attivazione attraverso percorsi sempre aperti, sull’ingaggio a geometria variabile di attori diversi, sull’accoglienza di nuovi contributi, sul “fare insieme”, evitando la predominanza delle procedure. Anche il tempo della “costruzione” può e deve essere raccontato e condiviso: progettando l’attesa, riempiendola di contenuti comunicabili, mettendo in trasparenza i processi.

 

Apprendimenti. I percorsi di trasformazione in corso sono realizzazioni tangibili di rigenerazione di immobili ma soprattutto consistono in processi evolutivi di costruzione di relazioni, di valorizzazione di saperi, di sviluppo imprenditoriale, di crescita di capitale sociale e rappresentano occasioni di abilitazione continua per i soggetti coinvolti. Per questo è di grande utilità creare occasioni di incontro tra le esperienze, per esempio dando vita a laboratori permanenti di confronto ragionato e di condivisione, nell’ambito dei quali i diversi attori locali - nella logica delle peer competition e della cooperazione - possano presentare le sperimentazioni messe in campo, confrontarsi sulle criticità, condividere le soluzioni adottate, favorire le possibilità di trasferimento reciproco di apprendimenti.

 

Marco Cau

 

Approfondimenti:

Attivaree Oltrepò(Bio)diverso

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