Eventi da Non Perdere - Nelle Marche c'è Happennino, il Festival dell'Entroterra

 

Happennino è il  Festival dell'Entroterra che accende i borghi dell'Appennino marchigiano. Dal 6 all'8 settembre l'appuntamento è di quelli da non perdere, con un programma ricco di eventi, incontri, ospiti e opportunità di confronto la seconda edizione, si arricchisce degli "Stati Generali dell'Appennino" riconfermandosi hub di esperienze territoriali focalizzate sul tema della rinascita delle aree interne. 

Abbiamo incontrato i fondatori del festival diffuso, con loro scopriamo qualcosa in più di questa iniziativa,  il programma della nuova edizione, le cose da non perdere, ma non solo, conosciamo le ragioni che l'hanno generata e gli  obiettivi che si pone per il terrritorio in cui si svolge e per i territori che rappresenta.

 

Peglio   Torre del Girone
Happennino - Edizione 2018

 

Happennino è il festival dell’entroterra marchigiano che a settembre vedrà la sua seconda edizione. Ci racconti di cosa si tratta e come è nata l’idea di questo evento?

Happennino prende vita nel 2018 da Vittoria (Podrini), Francesco (Martinelli) ed Andrea (Angelini), tre ragazzi che in Appennino ci sono nati e cresciuti. L'idea portante del Festival è quella di riportare sotto i riflettori un'area geografica purtroppo molto bistrattata: nel sentire comune, “entroterra” sembra essere diventato sinonimo di mancanza di servizi, di possibilità e di circolazione di idee, un luogo immobile in un tempo che sembra fermo dove non succede nulla e dal quale anzi è meglio fuggire per non perdere possibilità lavorative, di connessione con le persone o anche semplicemente opportunità ricreative.
Consapevoli del fatto che così non è ma che, anzi, dall'entroterra passano proprio alcune delle grandi tematiche dei tempi attuali, come la riscoperta di ritmi di vita più autentici e sostenibili e di un turismo lento ed esperienziale, abbiamo deciso di far “accadere qualcosa” nei nostri luoghi di Appenino, dal verbo inglese to happen, che dà origine alla grande H di Happennino.
Ne è nato un Festival diffuso e itinerante in quattro comuni della Massa Trabaria, Peglio, Sant'Angelo in Vado, Borgo Pace e Mercatello sul Metauro, in provincia di Pesaro-Urbino, che ha costituito un momento eccezionale per ritrovarsi insieme in un unico progetto territoriale che mette al centro il tema della vita nelle aree interne, grazie anche alla partecipazione e al contributo di ospiti che ci hanno guidati ed ispirati. Con la prima edizione abbiamo dimostrato che è possibile far accadere qualcosa anche lontano dai grandi centri urbani e metropolitani o dalle più comode vie di comunicazione.

Francesco Andrea Vittoria
 

 

Questo festival è ideato da tre giovani. Qual è il rapporto tra l’Appennino e le nuove generazioni? Ci racconti che cosa c’è di voi e delle vostre esperienze professionali e di vita in questo festival?

C'è stato un momento in cui sembrava scritto che i giovani dovessero andarsene dalle montagne, scivolare inesorabilmente verso la costa o verso le grandi città se non volevano restare “imprigionati” tra queste valli che sembravano quasi precludere l'accesso al mondo contemporaneo.
Oggi invece è iniziato un lento ritorno ai luoghi di origine perché iniziano ad affermarsi concetti nuovi che hanno proprio nel territorio il loro cardine portante, come il vivere sostenibile, l'attenzione alle tradizioni, all'autenticità e alle relazioni umane.
Anche noi tre che questo Festival lo abbiamo ideato e progettato abbiamo attraversato un percorso simile: l’Università “fuori”, le esperienze di vita e lavoro all’estero, le specializzazioni nelle grandi città e poi “il ritorno” nei nostri luoghi d’origine.
Essendo tre professionisti con anni di esperienza nel campo della comunicazione e degli eventi, vogliamo portare la nostra professionalità, il nostro know-how e le nostre connessioni in questo Festival per realizzare un evento di qualità, in ogni aspetto.
Riuscire a trasformare i vicoli, i prati e le piazze dove giocavamo da bambini nel palcoscenico di un grande evento con grandi ospiti è qualcosa di incredibilmente emozionante.
 

Franco Arminio   Aula Verde
Franco Arminio - Happennino 2018

 

Chi sono gli ospiti del festival? Chi avete voluto portare nelle vostre terre e perché?
Nella prima edizione sono stati con noi, fra gli altri, Franco Arminio, Nada, Maria Antonietta e Matteo Giardini. Ospiti diversi e complementari, tutti con “una storia” da raccontare, che si sono esibiti in location bellissime e inusuali: la sorgente di un fiume, un borgo di 10 abitanti, una chiesa.
Luoghi che non vengono quasi mai raccontati e che spesso vengono dimenticati o dati per scontati dagli stessi abitanti dei nostri paesi, ma che sono pieni di autentica e intima bellezza.

Dai nostri ospiti cerchiamo quindi quell'ispirazione e quella “visione” per pensare e ripensare l'ambiente naturale, sociale e culturale che ci circonda.

Qual è il pubblico ideale di Happennino? A chi vi rivolgete?
Forse Happennino un pubblico di riferimento vero e proprio non ce l'ha.
E’ un Festival inclusivo, rivolto a tutti: a chi ama l'Appennino, a chi ha a cuore il territorio dove vive, a chi ama la cultura in tutte le sue forme (musica, arte, letteratura), a chi torna dopo tanto tempo e a chi se n'è dovuto/voluto andare ma si emoziona sempre quando torna a passeggiare tra i vicoli del paese.

Quest’anno il programma di Happennino è molto ricco ci anticipi qualcosa? Cosa non possiamo perdere?

Per questa seconda edizione abbiamo voluto “alzare l’asticella”.
Sicuramente degno di nota sarà lo spettacolo di apertura, “Filo Filò” di e con Marco Paolini, uno dei più grandi autori e interpreti del teatro italiano. Un altro appuntamento davvero importante sarà “Stage Happennino - Stati Generali d'Appennino”, un evento-conferenza con alcune delle voci più autorevoli in tema di sviluppo delle aree interne, un grande momento di arricchimento, confronto e grande ispirazione. Con noi ci saranno AirBnB, Fondazione Cariplo, Uncem, Federtrek e tanti altri ospiti di altissimo livello. Per chi vuole immergersi nella natura, segnaliamo il trekking-incontro con Enrico Brizzi, narratore, viandante e presidente di Psicoatleti ASD. Gran finale in musica a Peglio con La Rappresentante di Lista e Wrongonyou, con una vista a 360° sui paesaggi e sui tramonti dell'Appennino.

Happennino e identità territoriale, quali connessioni? Quali opportunità per l’entroterra marchigiano?
Uno dei punti di forza di Happennino è quello di essere un progetto che veicola un’idea/visione condivisa di territorio, ma che si porta dietro tutte le peculiarità dei luoghi che lo compongono. Riuscire a proporre una valorizzazione congiunta di un'area che non ha mai saputo proporsi in modo unitario è un elemento di grande novità: nel nostro Festival si supera il concetto dei quattro Comuni che fanno parte del progetto e si portano avanti le istanze di tutti sotto un unico concept, che è proprio quello dell’appartenenza e dell’identità territoriale. Può sembrare poco, ma è un grande passo avanti. Abbiamo la ferma convinzione che sia questo l'unico modo per valorizzare appieno ciò che siamo e che abbiamo e promuovere l'alto valore naturale, storico e culturale dei nostri territori.

Vista da Peglio
 

 

Territorio, cultura, storie e capacità di raccontarsi, questi elementi sono strategici nella valorizzazione dei luoghi e diventano fondamentali soprattutto per quelli meno noti, dove la capacità di raccontarsi coincide spesso con un nuovo modo di farlo. Come li raccontate ora e come vi piacerebbe raccontarli questi luoghi domani?

I luoghi che per noi sono “casa” sono un patrimonio di bellezza, autenticità, tradizioni ed esperienze che oggi vengono sempre più ricercate ed apprezzate. Hanno solo bisogno di essere raccontanti, rivelati, messi a sistema nella comunicazione per fare in modo che si sappia che esistono.

L’obiettivo del nostro Festival è quello di realizzare una sintesi quanto più perfetta possibile fra luoghi, ospiti e contenuti.
Ogni elemento rimanda all’altro, il contenuto deve valorizzare il contenitore e viceversa: per gli eventi di Happennino non scegliamo sale consigliari, auditorium o location standard “da evento”, ma ricerchiamo lo scorcio suggestivo, la panchina di legno sotto l’albero che guarda al crinale dell’Appennino, il rumore del fiume.

E, naturalmente, raccontiamo tutto questo con gli strumenti di comunicazione che abbiamo a disposizione, in primis i social network, che sono mezzi potentissimi: un’immagine può arrivare all’attenzione di migliaia di persone in pochi minuti.

Lo scorso anno hanno partecipato alla prima edizione di Happennino molte persone provenienti da tutto il Centro-Italia: leggere nei loro occhi (ma anche in quelli dei nostri concittadini) lo stupore di fronte alla bellezza dei nostri luoghi è stata per noi la soddisfazione più grande.

La speranza per il futuro è di far diventare Happennino un evento e un format di riferimento per tutto l’entroterra, attraendo sempre più partecipanti e stakeholder che, come noi, abbiano a cuore il futuro del nostro territorio.

Programma Happennino

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