Esperienze - I ragazzi del Progetto BresciaNuova, un pull in campo per la rigenerazione del patrimonio industriale

I ragazzi del Progetto BresciaNuova
Sono ragazzi del Progetto BresciaNuova, i ragazzi della rinascita delle aree interne

I ragazzi del Progetto BresciaNuova, sono impegnati in un processo di riqualificazione degli spazi industriali dismessi. Immaginano destinazioni nuove e nuovi approcci culturali e sociali per quelle cattedrali di ferro e mattoni che dimorano, spente, ai borghi delle città. Nel presente troviamo degrado e abbandono,  ma volgendo uno sguardo a un passato non troppo lontano,  l'archeologia industriale, restituisce l’architettura e gli spazi poliedrici di quelli che furono un tempo i motori del lavoro e dell’economia locale.

L’obiettivo  e’ quello giusto, quello di guardare oltre quello che e’ rimasto, e raccontarne i luoghi e la storia,  valorizzando le caratteristiche architettoniche, ricalcandole dentro a  progetti innovativi di riutilizzo degli spazi.

Con il Programma AttivAree, nelle Valli Resilienti, siamo impegnati in un’azione di riqualificazione di un sito industriale, la ex centrale elettrica di Barghe. 

Abbiamo incontrato i ragazzi del Progetto BresciaNuova per conoscere meglio che cosa stanno facendo e condividere il loro percorso.

Cos’è il Progetto BresciaNuova? Ci raccontate qualcosa?

Progetto BresciaNuova nasce dalla volontà di lasciare qualcosa di buono nella città in cui viviamo. Ci eravamo resi conto della necessità di fronte cui era posta la nostra generazione, ossia di recuperare una coscienza civica del costruire il futuro della propria città. Pertanto abbiamo semplicemente deciso di offrire il nostro contributo per migliorare, seppur in minima parte, il futuro di Brescia.

Quando nasce?

Fin da quando abbiamo cominciato a entrare nell’ottica di buttarci in questa avventura, i feedback sono sempre stati positivi e, con il passare del tempo, dopo un lavoro sotto banco e faticoso durato circa un anno, abbiamo deciso di formalizzarci come associazione culturale no profit nel novembre del 2015.

Chi siete?

Oggi siamo in 12 a portare avanti questa avventura, tutti profondamente appassionati della missione che ci siamo prefissati di raggiungere. Siamo un team interdisciplinare di giovani studenti e di professionisti che, ognuno nel proprio campo (dalla progettazione urbana alle indagini socio-economiche, alla comunicazione) , abbiamo deciso di dedicare il nostro tempo per il futuro della città.

Come vi è venuta questa idea e perché?

Abbiamo deciso di fondare Progetto BresciaNuova per un atto di grande passione.  In cuor nostro sentivamo di poter dare un contributo significativo per il futuro della città e pensavamo che ci potessero essere tanti altri nostri coetanei che volessero condividere questa passione. Inoltre eravamo convinti della presenza di un substrato fertile di cittadinanza attiva che avesse voglia di migliorare le condizioni del proprio quartiere e della propria città.

Quali sono le opportunità di valorizzazione di un sito industriale?

In un momento storico di crisi e instabilità economica –sociale come questo, il recupero e il riuso di siti industriali è un'operazione che offre grandi opportunità. I siti industriali abbandonati rappresentano un problema (in termini di spreco e costi) non indifferente. Recuperare un immobile vuol dire quindi  trasformare un problema in una risorsa. Recuperare un sito industriale offre la possibilità di ripensare una strategia di sviluppo attraverso la collocazione di funzioni all’interno di esse per il riequilibrio di ampie porzioni urbane sotto il profilo delle dotazioni e dei servizi. Inoltre la localizzazione di queste aree all’interno del tessuto urbano e lungo importanti infrastrutture determina un aspetto di fondamentale interesse per una visione urbana strategica. Ripensando alla domanda si potrebbe quasi  affermare il contrario, ovvero che la valorizzazione è essa stessa un'opportunità. Valorizzare ciò che non ha più un valore è una filosofia di vita, e ci aiuta a capire che  nulla è perduto, che niente si perde ma tutto si trasforma.

Ci possono essere difficoltà? Eventualmente quali?

Non c’è niente che sia sempre rose e fiori. Le difficoltà ci sono, e spesso sono tante. Bisogna però cercare di viverle come fasi del percorso che accrescono l’esperienza e non come ostacoli, come diceva Lao Tse “Il viaggio è la ricompensa”.

Tuttavia il problema principale è che oggi giorno è ancora radicata  la mentalità che "costruire ex-novo" sia meglio che "recuperare". Investire nel patrimonio immobiliare che già disponiamo è una pratica ancora lontana nelle città italiane, ad eccezione di qualcuna. Spesso si pensa che il problema principale del recupero di un sito industriale siano i costi di investimento. In realtà se andiamo ad investigare interventi di recupero realizzati in Italia, vediamo che ne sono stati realizzati diversi a costi decisamente contenuti. Crediamo che il problema più grosso sia lo scontro con la burocrazia, la mancanza di visione degli operatori privati e soprattutto l'incapacità di cogliere le potenzialità di questi siti.

Quali vantaggi?

Si parla di vantaggi economici, urbanistici, ambientali, sociali e di "benessere".

Recuperando un sito è possibile innescare micro-economie locali, vuol dire offrire spazi a chi ha bisogno e voglia di svilupparsi. Vuol dire ridurre il consumo di suolo sfruttando ciò che già esiste. Inoltre la potenzialità dei siti industriali sta nel fatto di essere collocate in posizioni eccentriche rispetto alla città e questo spinge la riflessione su un altro tema fondamentale per il futuro delle città, quello delle periferie. Riuscire a creare delle centralità nelle periferie, recuperando questi grandi impianti industriali dismessi, potrebbe migliorare la percezione di chi vive in periferia, ossia di vivere in un contesto centrale, di qualità, anziché marginale e degradato.Le aree dismesse sono fonte di degrado e insicurezze, inoltre aumentano la percezione di chi ci abita vicino di vivere al margine della città. La cura delle aree industriali migliorerebbe sicuramente il rapporto tra centro-periferia, perché è una logica che si supporta a vicenda. Da questo punto di vista, dare priorità al recupero delle aree dismesse significherebbe aumentare significativamente la vita di tutti.

Che tipo di contenitore può diventare?

Questi siti sono vocati a diventare grandi attrattori urbani, capaci di contenere cultura, generare utilità sociale e creare una locomotiva economica.

La cultura, come la intendiamo noi è arte, cinema, teatro, musica, cibo. É coltivare la terra e vendere prodotti. La cultura è la socialità stessa. Questi luoghi possono contenere persone e le loro passioni. Sono contenitori che possono offrire uno spazio per rispondere ai bisogni e alle aspirazioni della cittadinanza locale, in modo da poter scambiare e condividere le proprie passioni.

Condizione necessaria ma non sufficiente è che i convogli di cultura e socialità vengano trainate da una locomotiva economica efficiente e sostenibile. Una locomotiva che crei nuovi posti di lavoro, stimoli le micro-economie locali e generi un profitto a medio termine.

Nel Programma Intersettoriale AttivAree di Fondazione Cariplo, tra le azioni finanziate per la rinascita dell’alta montagna bresciana, delle Valli Trompia e Sabbia, c’è la ristrutturazione della ex centrale elettrica di Barghe, uno storico edificio industriale che sarà destinato a centro polifunzionale. Qualche consiglio?

Dalla nostra giovane esperienza un suggerimento potrebbe essere di coinvolgere la popolazione locale, capire quali sono le realtà associative prevalenti e insieme discutere del futuro del centro. Soprattutto in territori così resilienti e identitari, la partecipazione gioca un ruolo di primaria importanza. Una partecipazione che veda coinvolte le popolazioni locali dall’analisi, alla progettazione, alla realizzazione, fino alla condivisione/promozione, attraverso un piano di marketing elaborato specificatamente pensando alle abitudini e ai costumi dell’alta montagna bresciana. Nello specifico creare un progetto per un edificio caratterizzante (un landmark territoriale) come la ex centrale di Barghe, sviluppato dalla comunione tra le popolazioni delle Valli e i principali portatori d’interesse, potrebbe essere la chiave per far riscoprire un senso di appartenenza del vivere il luogo.

Progetti in corso?

Attualmente stiamo lavorando su diversi progetti e stiamo pianificando il lavoro dei prossimi anni su vari ambiti. Questo perché i progetti che vorremmo portare avanti sono sempre tantissimi, perciò occorre pianificare per tempo tutto il lavoro. Visto che ci piace fare le cose segrete, non diremo granché. Possiamo dire però che uno dei progetti su cui stiamo lavorando riguarda una zona senza identità ma molto sensibile a livello sociale limitrofa alla stazione. In più abbiamo in cantiere un grosso evento, che si può definire un’evoluzione della nostra presentazione in Camera di Commercio dello scorso 11 marzo e che riguarderà da vicino, da molto vicino un’area industriale dismessa…

Dove possiamo continuare a seguirvi?

Quasi dappertutto. Seguiteci sulla nostra pagina Facebook, attraverso cui condividiamo riflessioni, opinioni, proposte sulle tematiche urbanistiche della nostra città e non solo; potete scorrere la nostra galleria di foto sul nostro profilo Instagram, in cui vedrete alcuni dei momenti più significativi delle nostre iniziative o i manufatti più significativi dell’archeologia industriale bresciana. Potete inoltre visitare il nostro canale YouTube, dove potrete guardare le video-interviste fatte ad alcune personalità bresciane su diversi temi urbani o godervi le viste aeree più suggestive dei siti industriali dismessi. Dulcis in fundo, a partire dal gennaio 2018, sarà attivo il nostro sito web su cui potete consultare con calma tutti i progetti portati avanti dal nostro team.