Con AttivAree nasce Linfa, la prima cooperativa di comunità bresciana

Fondatori di Linfa
 

 

La storia della cooperazione bresciana torna ad essere nuovamente protagonista. Dopo l’esplosione del movimento cooperativistico tipico degli anni ’80 che ha portato alla nascita dei Consorzi territoriali sono succedute le numerose operazioni di spin-off che hanno segnato i decenni dell’esternalizzazione dei servizi pubblici. Questa volta il racconto che caratterizza la Cooperativa Sociale Andropolis con sede a Gardone Val Trompia in provincia di Brescia è una storia più simile ad una gemmazione capace di mettere in equilibrio perfetto gli interessi individuali con la consapevolezza comunitaria. La nuova narrazione prende forma all’interno del progetto AttivAree Valli Resilienti, in cordata con la Comunità Montana Valle Trompia, Valle Sabbia ed i Consorzi territoriali Valli e Laghi nell’ambito del programma intersettoriale AttivAree di Fondazione Cariplo.

Il bisogno interno di conciliazione per i propri 280 dipendenti, specialmente i numerosi inserimenti lavorativi presenti, ha portato la cooperativa ad un vero e proprio sodalizio con i micro attori dell’economia locale che popolano i paesaggi di media montagna tipici del territorio dell’alta Valle Trompia e Valle Sabbia nel quale è “abitante” la cooperativa: i piccoli negozi di vicinato. Ed è nel dialogo con questi abitanti economici che nasce Linfa, un progetto di digitalizzazione dei processi di vendita che ha come focus la domanda e l’offerta di beni e servizi locali.

Linfa, oltre ad essere una app per acquisti online di beni e servizi, dalla spesa, ai medicinali, alle prestazioni sanitarie è il prodotto di un’innovazione tecnologica costruita e pensata come progetto territoriale, con l’obiettivo di valorizzare le botteghe dei piccoli borghi che vivono situazioni di sofferenza trasformandoli in veri e propri negozi multifunzione, nei quali è possibile acquistare prodotti e servizi, ricevere informazioni turistiche, ritirare lettere o pacchi postali e prenotare la consegna a domicilio dei farmaci. Ad esempio se volete scoprire il territorio delle Valli interne bresciane è possibile prenotare itinerari di trekking o gite fuori porta alla scoperta del casaro che abita la “Malga Pof” in Valle Sabbia. Sul versante servizi, Linfa è impegnata nella costruzione di offerte utili alla famiglia, tra cui ad esempio un'ora di lezione individuale sia per bambini che per ragazzi erogate da personale docente qualificato che collabora con l’associazione del territorio “Casa dello Studente”.

La centratura locale del progetto Linfa, che vedete raccolta anche nella “promiscuità” che i partner maturano con il territorio, le regala quel connotato di democraticità che spesso non si ritrova in operazioni di innovazione tecnologica poco concertate con gli stakeholder territoriali. I piccoli negozi di vicinato, infatti, sono stati chiamati a contribuire, attraverso la partecipazione ad un percorso di codesign, alla costruzione dell’idea e dello stesso piano di fattibilità della piattaforma.

In Linfa è possibile vedere chiaramente l’allineamento tra il generato ed il distribuito riconducendo, ad esempio, i guadagni generati dalla vendita online dei prodotti e servizi al grado di engagement del negozio al progetto territoriale; il cliente può indicare, ad ogni suo acquisto, il negozio di vicinato con il quale è entrato in relazione. Le caratteristiche etico-locali del solco nel quale si creano i benefici per il territorio allontanano Linfa dal rischio di disperdere i surplus (economici e relazionali) nell’iper globale, generando quelle positive barriere in entrata per tutti coloro che si presentano disallineati con l’obiettivo comunitario. È lo stesso valore comunitario che ne filtra i processi di adesione; è paradossale come sia stato possibile aggregare sotto il cappello comunitario stakeholder diversi quali aziende interessante a Linfa per il welfare aziendale, liberi cittadini, pubbliche amministrazioni, biblioteche e strutture sanitarie solo focalizzando meglio la mission generativa per il territorio.

Un prodotto territoriale così cospicuo non può non incidere sui processi trasformativi di coloro che ne sono coinvolti. Oltre al passaggio da bottega a negozio multifunzione, già accennato sopra, la vera trasformazione che mettiamo in evidenza è quella che coinvolge la cooperativa stessa in tutte le sue componenti, tra alcune si evidenziano le risorse umane, i processi decisionali, la governance e l’identità.

I pionieri del processo di trasformazione sono stati i postini. La cooperativa, da alcuni anni, è partner dell’azienda olandese Nexive per la consegna della posta sul territorio e punto di giacenza per il ritiro dei pacchi. Nelle aree interne i postini sono gli operatori che più di tutti conoscono chi abita al civico 30 di Via Pezzaze, ne conoscono le abitudini e le esigenze. Una tale compromissione che ha caratterizzato il loro processo di trasformazione fino a portarli a dissociare sempre di più il prodotto del loro lavoro dall’essenza del loro essere: vere e proprie infrastrutture sociali con le quali la cooperativa stringe un patto di formazione per implementare competenze utili alla gestione di processi di comunità che consentano un’interazione sempre maggiore con gli abitanti dei borghi. Li abbiamo traghettati dalla semplice consegna delle lettere alla compilazione dei questionari per la rilevazione dei bisogni di conciliazione degli abitanti dei piccoli paesi. Ora sono impegnati nella formazione all’utilizzo dei “kit del ciclista” consegnati a tutte le strutture ricettive bike friendly coinvolte nei pacchetti turistici in promozione per la stagione estiva 2019.

Il refresh delle competenze non ha coinvolto solo gli operatori di territorio; nel caso delle figure in staff e direzionali della cooperativa il processo trasformativo ha interessato la sfera della restanza. Scegliere di stare ed abitare in modo diverso il territorio, costruire business ancorati su patti fiduciari con gli attori locali ha cambiato l’obiettivo con il quale la direzione ha visto il proprio agire.

Un progetto di rete, territoriale fa sì che anche le modalità con le quali si definiscono le agende politiche interne e i punti all’ordine del giorno del Consiglio di Amministrazione si trasformino. Le priorità che hanno vincolato il progetto di nascita della cooperativa Andropolis, focalizzate agli obiettivi di inserimento lavorativo, pian piano sfumano lasciando più spazio alle istanze della comunità, alle priorità che legano i bisogni che la cooperativa condivide, in un matrimonio di strategie, con gli attori del territorio.

Al cambio di progetto interviene un cambio di forma, Andropolis non può rispondere alle nuove istanze e ai vincoli positivi creati con il territorio con la stessa forma/identità che le è servita per compiere un progetto diverso. Ritorniamo a parlare allora di spin off ma, come già preannunciato, la parola non qualifica il processo che ha portato Andropolis a rafforzare la propria presenza comunitaria attraverso la creazione di Linfa - cooperativa di Comunità, la prima cooperativa comunitaria della provincia di Brescia. Andropolis, così come tutte le altre cooperative che a vario titolo partecipano al progetto AttivAree Valli_Resilienti, incontrano per la prima volta altre cooperative comunitarie durante la IV edizione della Scuola delle Cooperative di comunità a Succiso e Cerreto. Fin da subito emersero quei punti di connessione che incrociavano le storie dei Briganti di Cerreto con gli afflati del progetto “piattaforma territoriale” delle Valli bresciane.

Il percorso per arrivare alla costituzione della cooperativa di comunità presenta fin da subito interrogativi relativi alla governace. Due le anime di Linfa: l’una spinta sui servizi in movimento come punto di sintesi tra aggregazione di domanda ed offerta grazie allo sviluppo tecnologico e l’altra orientata a ridare nuova linfa ai territori. La prima con una chiara matrice rivolta al progetto imprenditoriale e alla sua sostenibilità e l’altra invece più orientata all’affermazione continua del progetto di valore. Tenere insieme queste due anime è stato possibile immaginando, accanto alla struttura imprenditoriale, la possibilità di costituire un comitato etico garante dell’adesione ai valori di progetto da parte dei fornitori di beni e servizi. Un ruolo che sarà giocato dall’intera assemblea di Linfa composta, oltre che dai fondatori, dagli stakeholder di territorio.

Di Linfa sono soci fondatori la Cooperativa Andropolis in qualità di unica persona giuridica, e otto persone fisiche tutte residenti nel territorio della Valle Trompia e Valle Sabbia: Paolo Romagnosi e Giulia Corsini in qualità rispettivamente di presidente e vicepresidente, Davide Ozzarini e Francesco Donsi, già responsabili dello sviluppo della piattaforma con la società DSCOM, Sonia Del Furia, Gherardo Pioselli, Alessandro Pedretti e Cristian Torazzina in qualità di staff dirigenziale.

A differenza delle operazioni di “estrazione” che hanno caratterizzato la cooperazione negli anni ’80 e ’90, Linfa è una necessità imprenditoriale per Andropolis senza costruire con la madre, così come negli scorporamenti, un rapporto di significativa influenza. Linfa, al contrario, nasce per servire l’identità comunitaria generata da Andropolis ma spesa ed agita con la comunità del territorio in un legame di inclusione. Si conferma, anche nella scelta identitaria data a Linfa, il distacco forte da quell’iper globale che si serve spesso delle piattaforme per rimanere ad un livello nel quale “la gestione del traffico” di merci, risorse, surplus rimane ancora gestibile.

Le sfide che attendono Linfa nei prossimi anni saranno rivolte alla sostenibilità economica del progetto; nel primo anno si prevede l’implementazione di circa otto, nove servizi che avranno però una ricaduta in termini di numero di fornitori quasi doppia, il coinvolgimento di altri cinque negozi di vicinato oltre agli undici già aderenti e la trasformazione delle competenze di cinque postini sui trenta dipendenti della cooperativa. Linfa, insieme ad Andropolis sarà altresì occupata a compiere il progetto collettivo di rilancio del territorio per il quale avrà necessariamente bisogno di recuperare solidarietà e progettualità anche con le centrali della cooperazione che sapranno raccogliere, sostenere e diffondere le intuizioni progettuali in una rinnovato patto con il territorio.

 

 

Claudia Pedercini

PhD in Sociologia e Ricerca Sociale

Referente innovazione sociale progetto AttivAree Valli Resilienti

 

 

 

Un estratto dell'articolo è stato pubblicato anche sul numero di aprile dedicato ai "Beni comuni delle aree rurali" della rivista Dislivelli:

 

Rivista Dislivelli
 

 

 

 

 

 

Dislivelli n. 96 aprile

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