C'è anche un mais antico, nell'Oltrepò(Bio)diverso

Siamo in Oltrepò Pavese e il progetto è quello di Oltrepò(Bio)diverso, l’azione è la B2 e riguarda i progetti di ricerca che sono stati avviati grazie l’attivazione dell’Open Innovation Center, ovvero l’insieme delle azioni di ricerca applicata e alta formazione realizzate da centri di competenza universitari su temi di interesse per il sistema produttivo locale, quali coltivazione di cereali, zootecnia, valorizzazione del patrimonio ambientale a fini turistici e viticoltura.

Tra i vari filoni di ricerca avviati, vi è quello relativo alla reintroduzione dell’antico mais ottofile pavese.

Incontriamo il Professor Graziano Rossi del Dipartimento di Scienze della terra e dell’ambiente dell’Università di Pavia, responsabile dell’azione di creazione della filiera del mais ottofile che ci racconta qualcosa di più su questo progetto e su questo cereale.

Professore ci racconta brevemente il progetto di sperimentazione sul mais ottofile pavese?

Tra i punti messi in luce nel programma AttivAree per l’Oltrepò pavese, finanziato da Cariplo, vi è la necessità di contrastare la diminuzione delle attività agricole e lo spopolamento della montagna con il supporto a nuove iniziative imprenditoriali che possano dare nuova spinta produttiva al settore primario. In quest’ottica, il progetto di sperimentazione sul mais ottofile pavese intende utilizzare l’agro-biodiversità locale e tradizionale per la creazione di una filiera completa e stabile, dalla produzione della semente alla trasformazione del prodotto, cercando zone di coltura adatte in Oltrepò, dove un tempo questa cultivar era molto utilizzata per la produzione di farine gialle di qualità elevata. La sua coltivazione, sia in montagna che in pianura, cessò verso gli anni ’60 del secolo scorso a causa dell’introduzione di cultivar decisamente più produttive (i così detti ibridi) a discapito però della qualità organolettica del prodotto. Tuttavia, nelle condizioni attuali, caratterizzate da un lato dalla maggiore attenzione dei consumatori verso la qualità degli alimenti (cibo “sano” e “buono”) e dall’altro dalla crescente difficoltà di coltivazione dei mais moderni in condizioni di crescente aridità estiva, le antiche cultivar tornano ad essere di grande interesse, come del resto ci insegnano il vicino Piemonte, il Veneto o il Trentino con prodotti di eccellenza del territorio e della tavola (mais Pignoletto e vari ottofile piemontesi, mais bianco perla vicentino, mais di Storo nel Trentino). Infine, dal punto di vista della conservazione della biodiversità in ambito agricolo (argomento che ci interessa fortemente), sottoposta negli ultimi decenni a gravissime perdite, questa è un’occasione formidabile che ci dà la possibilità di rilanciare una vecchia cultivar oramai scomparsa e quindi di conservarla on farm e non solo ex situ.

Quali sono i soggetti coinvolti?

Il Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia (DSTA-UNIPV) è il soggetto proponente ed attuatore dell’iniziativa, sotto la responsabilità scientifica del sottoscritto e di un nutrito team di ricerca (Dott. Thomas Abeli, Dott.sa Elena R. Tazzari, Dott.ssa Silvia Bodino, Dott. Andrea Mondoni).

Ci avvaliamo inoltre della stretta collaborazione del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza (DIPROVES-UCSC) ed anche di consulenti esterni di rinomata esperienza in ambito agronomico e in specifico nella conservazione e coltivazione dei mais tradizionali: l’ITAS “Carlo Gallini” di Voghera ed il CREA - Unità di Ricerca per la Maiscoltura di Bergamo. Inoltre ci sono le aziende impegnate nella produzione, trasformazione e commercializzazione dei cereali.

Quali sono le caratteristiche di questo mais?

Il mais ottofile pavese è un cereale che presenta una caratteristica spiga o infruttescenza femminile (comunemente detta pannocchia) a 8 ranghi (file) lungo cui si dispongono le cariossidi, che chiamiamo chicchi; è un cereale a ciclo medio e, a differenza dei mais moderni, necessita di poca acqua per crescere, presenta buone caratteristiche organolettiche ed è gluten free. A livello di prodotti da tavola un tempo era considerato per il pavese il miglior mais per farina da polenta, nel tempo divenuto pressoché introvabile.

A che punto siamo?

Durante l’annata agraria 2017, in aprile, sono state avviate le prove di coltivazione sperimentale in pieno campo con un totale di circa 1,2 ettari messi a coltura. La raccolta è avvenuta a fine settembre - inizio ottobre 2017 con una produzione stimata di 6 quintali. Quantità discreta, se si considera l’annata 2017, particolarmente svantaggiosa sul piano climatico.

Abbiamo inoltre cominciato la stesura del dossier sul mais ottofile pavese, necessario all’iscrizione della cultivar al Registro Nazionale delle Varietà da Conservazione (VC). Nell’ottica di porre particolare attenzione alla distinguibilità del mais ottofile pavese da altri mais ottofile già registrati come Varietà da Conservazione, al momento abbiamo effettuato uno screening degli ottofile già registrati (es. cultivar piemontesi) e le caratteristiche distintive del mais ottofile pavese sono state già in parte definite, sia mediante un’analisi della letteratura, sia mediante lo studio delle schede UPOV delle varietà registrate al registro delle VC.

Quali saranno le prossime fasi del percorso di sperimentazione?

Nei primi mesi del 2018 verrà prodotta una relazione agronomica relativa ai primi risultati ottenuti, sulla base dell’analisi dei dati finora raccolti, mentre si provvederà ad individuare definitivamente le aziende per le prove di trasformazione (farine, gallette, prodotti da forno, pasta e birra).

Nella primavera 2018 verrà avviata una seconda coltivazione sperimentale in pieno campo e verranno condotti ulteriori sopralluoghi, anche per scegliere gli appezzamenti esenti dal rischio di infestazione di Diabrotica (l’insetto resta attivo per l’anno successivo con larve nel terreno). Per quanto riguarda la difesa delle colture di mais dalla fauna selvatica, oltre a monitorare la situazione esistente e fornire agli agricoltori linee guida tecniche per la buona costruzione e conduzione degli impianti di recinzioni elettrificate, per il 2018 si prevede un’attività sperimentale con l’acquisto ed il posizionamento di idonee recinzioni elettrificate a diverse altitudini e condizioni ambientali per verificarne l’efficacia.

Verranno anche condotti ulteriori rilievi morfologici e agronomici sul mais ottofile pavese e sarà valutata anche la germinabilità della granella. Con la collaborazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza verrà effettuata un’analisi delle caratteristiche nutrizionali basilari previste per legge su tre campioni di prodotti trasformati (farina, birra, gallette) e saranno eseguite ulteriori analisi delle micotossine su circa 30 campioni di mais. L’ipotesi al vaglio è che le fasce di media e alta collina siano quelle più vocate per una produzione di elevata qualità (es. Val di Nizza).

Un’altra fase fondamentale sarà il completamento del dossier sul mais ottofile pavese, che sarà integrato con i dati provenienti dai vari rilevamenti effettuati durante la sperimentazione, nonché raccogliendo documenti e testimonianze storiche che leghino il prodotto al territorio, andando indietro almeno di 50 anni.

Quante aziende agricole potranno essere coinvolte?

Al momento, in questa prima fase (2017), abbiamo coinvolto 6 aziende agricole. Per l’annata agraria 2018 si prevede di raddoppiare il numero delle aziende partecipanti alla coltivazione in pieno campo attraverso una selezione pubblica mediante bando, nella quale verranno specificati dei criteri stringenti per la partecipazione a cui dovranno aderire tutte le aziende interessate alla coltivazione del mais ottofile.

Per queste aziende è prevista la partecipazione a un corso di formazione che sarà organizzato nel 2018.

Quali sono gli obiettivi?

L’obiettivo principale del progetto è contribuire al rilancio economico di un’area interna e svantaggiata come l’Oltrepò Pavese, attraverso il recupero e quindi anche indirettamente la salvaguardia di una cultivar tradizionale locale, pressoché abbandonata e comunque a fortissimo rischio di erosione genetica. Pertanto, accanto ad un obiettivo economico ve ne è un secondo conservazionistico per favorire un’entità vegetale pressoché scomparsa dalle colture. Nello specifico poi si vogliono favorire quelle aziende agricole che vorrebbero riprendere queste coltivazioni particolati, ma non hanno né i semi a disposizione, né l’adeguata conoscenza per coltivarli.

Innanzitutto si vuole creare un circuito virtuoso della semente di mais ottofile pavese, per far sì che essa sia finalmente localmente disponibile in quantità sufficiente a sostenere la filiera, anche dopo la fine del progetto. Tale filiera nascerà dalla creazione di un collegamento stabile e sinergico tra i detentori della semente, gli agricoltori, la trasformazione e la commercializzazione, attraverso lo sviluppo di una rete di “agricoltori custodi” della biodiversità.

In funzione di tale scopo vogliamo realizzare eventi informativi e formativi per gli agricoltori custodi di questa cultivar, per contribuire alla creazione di un “campus agro-bio-didattico diffuso” e intendiamo creare una campagna di promozione del prodotto (con apposita etichetta narrante, costituzione di un itinerario della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, costituzione di una “Comunità del cibo”), individuando anche marchi di qualità.

Si vorrebbe inoltre iscrivere la cultivar di mais ottofile pavese al Registro Nazionale delle Varietà da Conservazione MIPAAF o ad un altro strumento idoneo per le varietà tradizionali locali (come l’Anagrafe nazionale di questi prodotti istituito dalla Legge nazionale 194/2015), per permettere alle aziende che lo coltivano anche l’accesso alle risorse messe a disposizione per la coltivazione dal PSR 2014-2020 (attualmente 150€ per ettaro) ed anche la commercializzazione della semente, oltre alla semplice donazione.

C’è mercato per questo prodotto? Eventualmente quale?

Per questo prodotto esiste un mercato sostanzialmente di nicchia, di consumatori particolarmente attenti alla qualità dei prodotti alimentari e alla loro provenienza. La realizzazione di una filiera ben articolata ed efficiente del mais ottofile pavese tradizionale potrebbe garantire a questa varietà l’ingresso in un mercato ben più ampio e diversificato. Soprattutto se si riuscirà a costituire una solida rete di e-commerce, anche tramite lo sfruttamento di piattaforme di vendita on-line di prodotti agricoli che garantirebbero a questa antica cultivar di mais l’accesso ad un pubblico decisamente più vasto.

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