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A Che Punto Siamo - Open Innovation Center : con l'workshop Oltrelab, al via la presentazione dei filoni di ricerca

Collocato all’incrocio fra quattro regioni (Lombardia, Emilia, Liguria, Piemonte), nel comune di Romagnese (Pavia), la Penicina è un complesso ricettivo immerso in un’area tra due colli di bosco, sul Monte Penice.

Ostello internazionale, location per corsi di formazione e residenza per eventi, la Penicina è ora – grazie al progetto Oltrepò(Bio)diverso – anche sede dell’Open Innovation Center, il nuovo centro per l’innovazione aperta che sostiene la nascita di nuove esperienze imprenditoriali in Oltrepò pavese.

Proprio qui, in questo contesto ultra periferico eppure centrale, il 17 e 18 ottobre scorsi la Fondazione Sviluppo dell’Oltrepò Pavese, con i partner di Oltrepò(Bio)diverso e in collaborazione con Avanzi - Sostenibilità per Azioni, ha organizzato Oltrelab. Workshop per lo sviluppo di idee innovative, una due giorni di lavoro che ha consentito di presentare i filoni di ricerca applicata che l’Open Innovation Center sta sviluppando e di mettere a confronto imprenditori e aspiranti imprenditori locali con alcune buone prassi che – sul territorio nazionale – stanno coniugando sviluppo d’impresa, impatto locale positivo, promozione di comunità.

Dopo i saluti di Giovanni Schiesaro (direttore di Fondazione Adolescere), di Riccardo Fiamberti e di Alberto Vercesi (rispettivamente neo presidente e presidente uscente di Fondazione Sviluppo dell’Oltrepò Pavese) e di Elena Jachia (Fondazione Cariplo), Claudio Calvaresi (Avanzi) ha aperto i lavori del workshop, cogliendo l’occasione per definire il carattere sperimentale dell’Open Innovation Center che è contestualmente “spazio e processo”: lo spazio della Penicina (con la sua atmosfera quasi magica e le sue attrezzature), lo spazio del territorio (con le sue risorse, le sue imprese, il suo paesaggio…) e contestualmente il processo dato dalle relazioni che si stanno innescando (e si innescheranno) tra produttori, innovatori, ricercatori, agenti di sviluppo.

Nella giornata di martedì 17 sono stati illustrati i progetti di ricerca e le attività di sviluppo avviati dalle università e dai centri di eccellenza coinvolti nel progetto.

Claudia Turcato (Università di Genova) ha presentato la ricerca applicata indirizzata a valorizzare il patrimonio ambientale dell’area a fini turistici, anche realizzando prati fioriti, dispay gardens e abbeveratoi in collaborazione con attori del territorio; Daniele Vigo (Università di Milano) ha riportato gli sviluppi del sistema degli interventi indirizzati a rilanciare l’allevamento della vacca Varzese, che era a rischio di estinzione; Massimiliano Bordoni (Università di Pavia) ha rendicontato il lavoro che sta consentendo di mettere a punto linee guida operative di gestione dei vigneti per prevenire fenomeni di dissesto idrogeologico; Graziano Rossi (Università di Pavia) ha illustrato il percorso di ricerca finalizzato a recuperare il mais ottofile, antica varietà un tempo diffusa in Oltrepò pavese; Cristina Ganimede (Università Cattolica - sede di Piacenza) ha introdotto al tema della composizione dei miscugli di sementi più adatti per i prati e per i vigneti; Chiara Vona (Cooperativa Eliante) ha messo in luce come i vigneti siano anche luoghi di preservazione della biodiversità e che una cura in tal senso degli interfilari (per esempio garantendo aree a prato e la presenza di alberi) può qualificare e promuovere il vino prodotto; Vanessa Biffi (Paviasviluppo) ha promosso i seminari di orientamento, i corsi e le assistenze personalizzate messe a disposizione per aspiranti imprenditori e imprese che intendono svilupparsi sul territorio; Massimiliano Vavassori (Touring Club Italiano) ha lanciato una iniziativa indirizzata a costruire, nell’area, un prodotto turistico originale, coinvolgendo gli operatori sul terreno, in modo partecipato.

Mercoledì 18, Claudio Calvaresi e Matteo Zulianello (Avanzi) e Matteo Boccia (Make a Cube) hanno animato un laboratorio per l’innovazione e lo sviluppo di impresa cui hanno preso parte imprenditori e innovatori locali.

In mattinata i partecipanti hanno potuto confrontarsi con alcuni casi di successo imprenditoriali e di sviluppo locale distribuiti sul territorio nazionale, ricavandone utili indicazioni di lavoro. L’esperienza di Gite in Lombardia ha insegnato che alla base di ogni buon progetto c’è la giusta domanda, che occorre definire un proprio target, che “piccolo è bello, ma in rete è meglio”; la storia consolidata di Iris Bio ha mostrato come da un piccolo progetto locale possa nascere una consolidata rete nazionale; la presentazione del Consorzio San Pastore ha messo a fuoco l’importanza di coniugare innovazione e tradizione; la testimonianza del lavoro svolto in Liguria da Touring Club Italiano ha indicato l’importanza di costruire laboratori locali partecipati dagli operatori per promuovere un turismo dell’esperienza; il racconto di Tunia ha evidenziato che si può produrre vino di qualità puntando su artigianalità estrema, cura del territorio, racconto e spiegazione del prodotto.

Nel pomeriggio gli imprenditori e innovatori locali hanno condiviso le idee imprenditoriali e – utilizzando i metodi e gli strumenti per il design dei servizi messi a disposizione dai facilitatori – hanno iniziato a costruire il business model canvas dei rispettivi progetti.

Armando Colombi (Club Buttafuoco) intende sviluppare l’associazione di promozione di questo vino storico in consorzio di tutela; Marco Cavalleri, agricoltore in alta val Tidone, vuole allevare suini garantendo il massimo benessere degli animali e recuperando terreni incolti per allevamento; Fabrizio Zanotti, falegname in valle Staffora, ha in animo di produrre manufatti artigianali con legno locale; Antonio Negro si occupa di snowboard su ruote nell’ex stazione sciistica di Casa Matti (Romagnese); Andrea Beroglio è coltivatore di zafferano al Brallo; l’associazione Piedinterra è una piccola fattoria a conduzione familiare pensata per diventare residenza artistica, luogo di scambio di pratiche agricole e luogo di ritiro dove immergersi nella semplicità della natura; Elisa dell’azienda agricola L’Ortino vuole puntare sul metodo agricolo bio-intensivo, lavorando a mano, per aumentare le rese; Paolo Dall’Olio della Biofattoria Valverde intende passare dal biologico a una tecnica che non prevede alcun tipo di fertilizzante; Silvia Bodino con Oltremais (per ora solo un’idea) vuole costruire una filiera basata sul mais; Lorenzo Scabini (Podere Scabini) sogna di lanciare un marchio che colleghi i prodotti al territorio; Riccardo dell’Orto, panificatore a Romagnese, intende produrre pane con farine locali; Cristina Ganimede vuole creare connessioni operative tra gli enti di ricerca che producono studi applicabili e le aziende che cercano innovazione.

Nei prossimi mesi gli aspiranti imprenditori e innovatori saranno ulteriormente affiancati e accompagnati da Avanzi e Make a Cube in un percorso che prevede incontri per l’identificazione dei bisogni, la verifica dello stato di avanzamento dei progetti, la definizione del set di attività su cui lavorare. A fine anno è previsto un ulteriore incontro di presentazione pubblica dei progetti più maturi.

Marco Cau

 

AttivAree OIP

 

L’Open Innovation Center.

Il progetto Oltrepò(Bio)diverso ha tra i suoi principali filoni d’azione lo sviluppo della ricerca e della didattica sulla biodiversità. Strumento di questa linea strategica è l’Open Innovation Center, un nuovo sistema di relazioni organizzate, centrato sulla produzione e sulla diffusione di conoscenza, che promuove ricerca applicata, trasferimento tecnologico, divulgazione scientifica, formazione e consulenza. L’Open Innovation Center si basa sull’intreccio di una serie di programmi sviluppati da quattro dipartimenti universitari delle Università di Pavia, Piacenza (sede distaccata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Milano e Genova, da imprese innovative e tradizionali e start up del territorio, da consulenti. I programmi si articolano in attività di ricerca applicata in laboratorio (presso la Penicina); in attività di ricerca e sperimentazione in campo in collaborazione con aziende locali; in seminari, workshop e iniziative di consulenza diretta alle imprese dell’area.

La Penicina

 

La Penicina.

La Penicina. è ostello internazionale per gruppi, base per la formazione permanente e continua, location per eventi culturali e sportivi e ora sede del nuovo Open Innovation Center Gestita da Fondazione Adolescere, fondazione di comunità attiva Oltrepò pavese nel campo dell’educazione, della formazione e della cultura con particolare riferimento agli adolescenti, la Penicina è collocata a Romagnese, in provincia di Pavia, all’incrocio tra Lombardia, Emilia, Liguria, Piemonte Il complesso ricettivo, circondato da un ampio parco a 1100 metri di altezza, sul Monte Penice, si articola su tre strutture: la villa dove si trovano gli spazi per la formazione e la sala da pranzo; il residence, composto da sei appartamenti completi dotati di camere da letto e spazi di soggiorno; la foresteria con la reception, la segreteria e il nuovo Open Innovation Center dotato di laboratorio e di camere per ospitare i ricercatori impegnati alla Penicina e sul territorio.