A Che Punto Siamo - Dopo la fase di esplorazione, al via i laboratori territoriali di co-creazione per Rebecco Farm

Il percorso a livello territoriale per il progetto di rigenerazione di Rebecco Farm è iniziato con l’investimento sul recupero fisico e architettonico del manufatto e prosegue in questi mesi con il processo partecipativo che ha lo scopo di far emergere idee e soggetti che si occuperanno della sua gestione. La macro sfida per il gruppo che lavorerà al laboratorio è: collaborare per fare di Rebecco Farm un "Centro di Valorizzazione e Sviluppo della Cultura Rurale del Territorio".

 

Cos’è, dove sta e cosa sarà Rebecco Farm?

Rebecco è uno nucleo rurale storico a Lavone di Pezzaze, in alta Val Trompia, con caratteristiche tipiche dell’edilizia rurale del luogo. Nel passato è stato una stalla, un luogo dove si trasformava il latte, un fienile e una rimessa agricola; oggi il borgo appare come un luogo ai margini dei comuni con cui confina e che tuttavia conserva un importante potenziale di valorizzazione per le località adiacenti e non solo. Per questo il progetto Valli Resilienti, finanziato dal Programma Intersettoriale AttivAree di Fondazione Cariplo, ne ha previsto un recupero architettonico e funzionale assieme ad un percorso per esplorare i possibili usi ed attività che coinvolgano la comunità.

Che ruolo può avere Rebecco per la rigenerazione del territorio? Quale rapporto può avere per la comunità locale e quali nuove comunità potrà costruire Rebecco? È da queste domande che nasce il percorso partecipativo per la “vocazione” di Rebecco. La sfida: rigenerare il luogo non per ma assieme alla comunità, creando innovazione sociale e benessere collettivo. I temi: l’agricoltura di oggi, le nuove culture rurali, il turismo intelligente, la formazione, le attività ad impatto sociale.

 

Perchè e com'è un processo partecipativo?

Un processo partecipativo è un po’ come il lavoro dell’archeologo che esplora e scopre, messo assieme a quello dell’inventore che immagina e progetta cose nuove. Social Seed - un gruppo di professionisti che si occupa di innovazione sociale, rigenerazione territoriale, design strategico e dei servizi - ha disegnato il percorso con l’approccio del design thinking e nell’ottica della collaborazione fra attori del territorio. L’obiettivo è partire dagli asset territoriali di comunità per costruire una rete di gestori e stakeholder che sappia immaginare usi futuri interessanti ed innovativi, in grado di rispondere ai bisogni del territorio, e trovare forme di cooperazione. Il perchè del processo sta nei vantaggi di un lavoro di co-creazione e di collaborazione: sono metodi che facilitano l’invenzione e l’innovazione aperta. Il presupposto di base del percorso è che sia la comunità stessa a scoprire e a scommettere sulle sue risorse, mettendole in rete e facendo sense-making di un luogo da ripensare. Da dove partire? Anche da un piccolo progetto, perchè è da piccole azioni fattibili, testabili di volta in volta e semmai correggibili, che può nascere una costante attività di rigenerazione del territorio.

 

 

Cosa abbiamo fatto e cosa è emerso?

Il percorso è iniziato l’estate del 2017 con la presentazione del progetto. Da lì sono emersi i primi attori interessati e le prime idee progettuali. In questa fase del processo, gli strumenti esplorativi utilizzati sono stati interviste e focus group, con lo scopo di approfondire il dialogo con i proponenti, ingaggiare la comunità ed esplorare asset territoriali. La partecipazione di alcune aziende agricole, di formatori, di piccoli innovatori locali - ed extra-locali - è stata molto buona, e ha coinvolto più di venti realtà. Ne è emerso un quadro territoriale ricco di competenze e idee, cosciente di alcune criticità e propositivo: agricoltori che sperimentano nuove reti di acquisto e valorizzano produzioni locali (piccoli frutti, castagne, marmellate, etc.), richieste di formazione su produzioni tradizionali che rischiano di scomparire (come si fa il formaggio Nostrano DOP), creazione di nuove forme di occupazione, valorizzazione di potenzialità turistiche con modalità alternative (il turismo di giornata, il legame fra città e montagna), il bisogno di lavorare in rete e superare un certo isolazionismo.

 

Prossimi appuntamenti?
Chiusa la prima fase di attivazione, ascolto e coinvolgimento, il lavoro prosegue con la fase di ideazione attraverso 4 laboratori. Nel terzo appuntamento - il 9 marzo - il laboratorio si apre e verrà svolto nella modalità del Bar-camp. Si tratta di una “maratona di idee”: durante un incontro aperto a tutti, i partecipanti al laboratorio esporranno le idee su cui stanno lavorando alla comunità per discuterle nel merito, accogliere modifiche e commenti, elaborarne di nuove con l’aiuto e i suggerimenti di abitanti ed esperti.

 

 

Il Progetto Valli Resilienti